Fuori da Nobu, dentro il confessionale. è la mia migliore amica a costringermi a parlare. e io le dico tutto: sono anni che non provo più nulla. questa cosa mi angoscia, la odio e non riesco a liberarmene. quindi provo a conviverci. pastorizzo i rapporti finché tutto quello che rimane è una data di scadenza. ma persi i grassi e parte delle proteine, resta poco: solo una dieta stupida, che non mi merito.
Quello che davvero mi fa schifo è come tutto ci scivoli via in questo modo. sdraiato sul tuo letto, mentre ti rollo la seconda canna, la tv accesa su qualcosa, il tuo profumo che pervade lo spazio. sono settimane che ci sentiamo a fatica e la cosa mi fa pena.
fra me e te esiste una distanza incalcolabile, trasparente come il niente che riveste tutti i tuoi legami. sei bellissima, pericolosa e superflua. indispensabile mai. se non per certi cocainomani sfigati, un paio di chirurghi di fama e alcuni parenti con la fedina sporca.
così mi molli prima che possa essere io a farlo. mi levi un peso, concordiamo, ridiamo e la serata finisce come mille altre. senza uno scazzo, senza un rancore, senza una debolezza.
ed è quello che volevo. ma senza lasciarmi dietro cadaveri e sensi di colpa, mi manca la misura giusta.
Perché mi affanno dietro un'identità che non ho più, dietro a una sostanza che è cambiata e che pure continuo a pensare mia?
mi dici -
tu sei un libertino, quanto mi posso fidare di te?e io che -
no, non è vero, è che mi disegnano così. giuro, non lo faccio per mentire a nessuno tranne che a me stesso.
libertino è una parola che fa ridere, ma il senso è quello. e posso dire quello che voglio, ma i fatti sono fatti. sogno amore, famiglia e valori ma m'impegno solo per l'esatto contrario.
come se fosse più dignitoso vivere nell'instabilità, uccidendo il cuore per poi lagnarsi costantemente del proprio deserto.